Ci sono gli urban commuter, che la bici la usano in città, casa-lavoro-divertimento. Ci sono quelli che solo lo scatto fisso (e forse senza le fixed e gli hipster non sarebbe tornata la moda del ciclismo). I fanatici delle granfondo. Quelli che solo l’Eroica e le strade bianche. Quelli ancora che la MTB è tutto, in qualunque forma la prendano. E ancora le gravel, le bici pieghevoli, le fitness bike e chissà cos’altro. Andare in bici non è mai stato così di moda, nemmeno quando alla bici non c’erano alternative. Ma se non ti accontenti di essere di moda e sulla bici vuoi essere anche alla moda, questi sono i brand da seguire.

Rapha

Rapha è il cyclewear. Il marchio è inglese, fondato nel 2004 riprendendo il nome di un celeberrimo, e controverso team, degli anni Sessanta e Settanta. In pratica: il team doveva chiamarsi Saint Raphaël, un amaro ma anche aperitivo molto in voga in quegli anni, ma il Tour de France voleva solo sponsor tecnici, niente marchi cosiddetti extra-settore (come cambiano le cose vero?) e così la squadra si chiamò Rapha in onore del suo direttore sportivo Raphaël Géminiani.
Comunque: oggi Rapha veste alcuni top team nonché, dalla testa ai piedi, i ciclisti più stilosi. C’è anche un Club team, con eventi, accesso privilegiato alle nuove collezioni e un sacco di altri benefit.

Castelli

Castelli è la storia del ciclismo (basti dire che vestivano già Alfredo Binda, il 5 volte vincitore del Giro d’Italia): le prime produzioni risalgono a fine Ottocento, negli anni Settanta son stati i primi a introdurre i pantaloni aerodinamici in lycra, e ancora oggi firmano i completi ufficiali di alcune tra le più importanti competizioni ciclistiche al mondo, da quelle per i professionisti alla Maratona dles Dolomites.

Chpt3

Prendi Castelli (vedi sopra) aggiungi David Millar (ex Pro scozzese) e ottieni Chpt3, apparel per ciclisti molto, molto premium. Non è roba da gara ma è un mix di roba tecnica rivisitata in chiave sartoriale.

Oakley

Il design è più che moderno, anzi futuristico, ma se c’è un occhiale che fa “il” ciclista, questo è Oakley. Se poi metti le mani su una edizione speciale, sul minimalissimo modello EVZero Stride o i versatili Crossrange, da usare in città come in una Granfondo.

Café Du Cycliste

Già il nome, Café Du Cycliste, trasuda stile. C’è tutta un’allure francese (il marchio è di Nizza) abbinata a tessuti tecnici d’alta gamma, compresa la collezione in lana merino Tecnowool.

Mavic

Ovvero Manufacture d’Articles Vélocipédiques Idoux Et Chanel, il che, in parole povere, significa la storia del ciclismo in Francia: hanno cominciato negli anni Ottanta (dell’Ottocento!) a fare pezzi di ricambio per le bici, e sono ancora sul mercato, forti anche della decennale partnership con il Tour de France (anche se la maglia gialla e tutte le altre sono di Le Coq Sportif).

Le Coq Sportif

Appunto, la maglia gialla, la maglia da ciclismo per eccellenza, quella che chiunque sale in sella anela a indossare. Per chi non se la infila sotto gli Champs-Élysées, c’è sempre l’edizione replica in vendita da Le Coq Sportif.

Assos

Altro brand dal suono italiano. In realtà Assos è uno storico marchio ticinese, che fin dagli anni Settanta produce abbigliamento da ciclismo innovativo e performante (non si contano le medaglie vinte a Olimpiadi e Mondiali indossando i loro kit).

Black Sheep Cycling

Se non vuoi confonderti davvero con nessuno, Black Sheep Cyclingè il marchio che devi cercare. Troppo sgargiante? Però sicuramente è unico.

Smith

C’era un dentista dell’Idaho, Robert Smith, che voleva una maschera da sci che non si appannasse. Erano gli anni Sessanta, e dallo sci sono passati alle bici e a tutto il mondo active, sempre con un occhio di riguardo ai valori della montagna e della vita all’aria aperta. Le lenti Chromapop sono una meraviglia, e i caschi Smith Optics con il sistema di protezione da impatto multidirezionale MIPS (Multi-Directional Impact Protection System) tra i più sicuri sul mercato.

Santini

Anche Santini è cucita a doppio filo alla storia del ciclismo: era una fabbrica di confezioni per conto terzi ma la passione di Pietro Santini l’ha portata a essere uno dei must have del mondo delle due ruote (nonché del triathlon e della corsa). Ricerca, tecnicità, stile, tutto made in Italy (anzi, made in Bergamo).

Salice

98 anni di storia nel mondo degli occhiali, in particolare quelli per il ciclismo, su strada e MTB. Insomma, se vuoi indossare qualcosa che abbia davvero dell’heritage, non puoi che mettere il modello 017 di Salice, il massimo della versatilità con ben 4 configurazioni in un solo occhiale. E poi c’è sempre quel tocco di tricolore che nel ciclismo conta e parecchio.

Gore Bike Wear

Era il 1985 quando Gore (sì, quelli del Gore-Tex) capirono che il ciclismo aveva bisogno di capi d’abbigliamento talmente tecnici da non farti neanche pensare a cosa ti saresti messo indosso tanto erano impermeabili, antivento e traspiranti. Dopo oltre 30 anni il risultato di Gore Bike Wear è uno stile minimalissimo ma sempre molto, molto performante, come nella giacca One 1985 Shakedry che pesa appena 116 grammi.

Rh+

Marchio italianissimo che in 15 anni si è fatto strada nel mondo del ciclismo (ma anche dello sci) a forza di capi tecnici, davvero tecnici e testati dagli atleti prima di finire sul mercato, e al contempo con molto stile. Del resto la mission di Rh+ è sempre stata quella di portare l’eleganza nello sport e materiali innovativi nel lifestyle.

Briko

Dovevano produrre sciolina per la nazionale italiana (e in effetti il grande Tomba la usava) son finiti a vestire Pantani e alcuni top team del ciclismo. Nel Dna di Briko c’è la ricerca tecnica ma soprattutto l’idea di mettere sul mercato dei prodotti icona.

LaClassica

“Andare in bicicletta è un rito e l’abbigliamento ne è parte integrante. Ecco perché le collezioni de LaClassica sono pensate per gli uomini che vogliono sempre sentirsi eleganti come in giacca e cravatta e allo stesso tempo essere liberi di pedalare in tutta comodità.” Serve altro per spiegare perché LaClassica è davvero stilosa?

Credits: da rivista CQitalia

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